La grande storia di Gregorio il Piccolo

Roma, Agosto 2014.

Non possiamo raccontare la storia di Gregorio senza parlare della nostra storia di sposi e di genitori.

Ci chiamiamo Jacopo Coghe e Giuditta Tacconi, ci siamo sposati il 28 Dicembre 2008, festa della Sacra Famiglia. Veniamo da due famiglie cattoliche che ci hanno trasmesso la Fede e il giorno del nostro matrimonio sapevamo che Dio Padre ci avrebbe rivelato meraviglie, ma non avremmo mai potuto immaginare di vedere i Cieli aperti sopra di noi.

La nostra storia di genitori comincia in maniera travagliata quando, dopo circa due anni di matrimonio, sembravano non arrivare figli. Iniziammo allora alcune ricerche per capire la causa di questa infertilità. Gli esiti degli esami non furono buoni e scegliemmo di affidarci completamente a Dio, unico e vero Signore della Vita. Con il tempo poi abbiamo capito che Lui voleva guarire prima l’infertilità dei nostri cuori e lo ringraziamo per quel provvidenziale “tempo di attesa”. Vista la situazione ci recammo a Norcia, al santuario della casa natale dei santi Benedetto e Scolastica dove, come la madre del profeta Samuele, chiedemmo a Dio la Grazia di donarci un figlio promettendo di consacrare a Lui la sua vita. Pochi giorni dopo questo pellegrinaggio ci sottoponemmo ad un’altra visita all’ambulatorio ISI-Ginecologia disfunzionale per la sterilità di coppia del Policlinico Gemelli e qui ci venne dato esito negativo sulla possibilità di generare senza l’aiuto di trattamenti medici. Era il 4 ottobre del 2010 e nel grembo di Giuditta era già vivo il nostro primo figlio, Benedetto, ma noi ancora non lo sapevamo.

Il grande dono che Dio ci stava facendo cominciò immediatamente a portare frutti perché rafforzò la nostra Fede e ci permise di ribaltare completamente il nostro approccio nei confronti della vita. Nel corso di questa prima gravidanza ripensammo completamente le nostre priorità e adeguammo i nostri progetti all’accoglienza di una nuova Vita. Prendemmo quindi con gioia la decisione che Giuditta non avrebbe più lavorato per dedicarsi completamente alla famiglia e ai figli. Non volevamo rinunciare nemmeno in parte all’impegno e alla gioia di crescere personalmente i nostri figli.

Il 9 Giugno 2011 nacque finalmente Benedetto, dopo un lungo travaglio e varie complicazioni durante il parto. Il suo arrivo fu per tutta la famiglia una gioia indescrivibile e accrebbe ancora di più in noi il desiderio di moltiplicare questa Grazia. Così dopo 10 mesi dalla sua nascita scoprimmo di aspettare la nostra secondogenita, Brigida, nata anche lei di parto cesareo e viva miracolosamente nonostante un nodo vero quasi del tutto stretto al cordone ombelicale: era il 4 gennaio del 2013. L’arrivo di questa nuova creatura nella nostra famiglia ci insegnò che ogni figlio che viene al mondo non ci toglie nulla, anzi dona, moltiplica e aumenta tutto: l’amore, la Provvidenza, le energie e le gioie di ogni membro della famiglia. Ci siamo resi conto di quanto ogni giorno passato con i nostri figli sia un dono non scontato, mentre intorno a noi l’accanimento contro la vita e l’odio per la famiglia aumenta ogni giorno.

L’esperienza di crescere i nostri figli in questa società, sempre più disorientata, assoggettata ad un relativismo assoluto e senza alcun principio di riferimento né morale né naturale, ci convinse ad impegnarci attivamente in difesa della famiglia naturale, del diritto all’educazione, contro la teoria del gender e i matrimoni e le adozioni a coppie omosessuali. Questa nuova sfida ci interpellava profondamente circa la nostra vocazione al matrimonio e alla genitorialità, personalmente e in unione a tutti coloro che ogni giorno con estrema fatica lottano per proteggere il germe di ogni società: la famiglia. Per tali ragioni abbiamo dato vita all’associazione La Manif Italia. Ci rendemmo presto conto di quanto potere i mass media e le istituzioni educative avessero sulla formazione delle coscienze dei nostri figli e di come fosse nostra assoluta responsabilità custodire e proteggere l’innocenza dei bambini. Bisognava indicare loro, con segnali chiari e inequivocabili, la differenza tra il bene e il male, per consegnare al futuro uomini e donne sicuri di sé e capaci di costruire una società sana.

In questi mesi d’intenso lavoro e proficuo sacrificio Dio Padre ci chiamò nuovamente all’appello per portare avanti la Sua opera con noi: l’8 ottobre del 2013 scoprimmo quindi di aspettare il nostro terzo figlio, Agostino. Stavolta però il nostro compito terreno come genitori di questa creatura terminò presto, il 28 novembre 2013 infatti, a sole 8 settimane di gestazione, Agostino fu richiamato in Cielo. La separazione da lui fu una grande sofferenza, ma la certezza del valore inestimabile della Vita umana già dal grembo materno, a prescindere dalla sua durata, è stata per noi di enorme consolazione.

Il Signore ci stava preparando. Dopo solo un mese, infatti, Giuditta scoprì di essere nuovamente incinta: era il nostro quarto figlio.

La gravidanza di Gregorio iniziò serenamente, senza apparenti problemi, i fratellini erano entusiasti e noi genitori felici sopra ogni dire. Intorno alla 12ma settimana di gravidanza però Giuditta cominciò ad accusare qualche dolore e le fu consigliato riposo assoluto. Nonostante le cure però i dolori non accennavano a diminuire, perciò ci recammo all’ospedale di Terni, sua città Natale, per una visita di controllo: era il 3 aprile del 2014. I medici capirono subito che c’erano seri problemi, infatti il liquido amniotico era praticamente assente ed era impossibile fare una valutazione sullo stato di salute del bambino. Fu ipotizzata una rottura del sacco e Giuditta fu ricoverata e costretta all’immobilità assoluta per evitare la perdita di quel pochissimo liquido presente. I medici ci dissero che il bambino sarebbe morto entro poche ore e con estrema naturalezza ci consigliarono di abortire subito. In quel momento Giuditta era sola di fronte al medico il quale, senza nemmeno aver valutato lo stato di salute del bambino, la invitò a “liberarsi” di quel problema, come se fosse semplicemente un dente cariato... Ci rifiutammo di buttare via il nostro bambino e ci affidammo con tutte le forze a santa Gianna Beretta Molla perché con la sua materna intercessione ci sostenesse e con il suo eroico esempio ci guidasse. I giorni passavano e sotto gli occhi stupiti dei medici la gravidanza proseguiva: senza liquido e senza poter valutare il piccolo. Grazie all’esperienza e al sostegno del professor Giuseppe Noia, riuscimmo a trasferirci al Policlinico Gemelli dove effettuammo un’amnio infusione per dare un po’ di respiro al bambino e tentare di valutare il suo stato di salute. L’esame fu piuttosto invasivo, ma la speranza di poter salvare quella creatura, che all’epoca pensavamo fosse una bimba, ci diede il coraggio e la forza fisica di affrontare tante prove, diversi mesi di ospedale, attese e silenzi infiniti, la lontananza dai bambini e soprattutto l’attacco costante e deciso del Nemico che attraverso l’insistenza di tante persone ha tentato di convincerci che la vita di questo bambino non avesse senso, che è meglio uccidere che accogliere un figlio che di certo morirà e che eliminare nel grembo della madre una creatura innocente sia una “terapia” indolore per liberarsi di una seccatura.

Dopo circa due mesi da quando Giuditta fu ricoverata arrivò la diagnosi: agenesia renale bilaterale, ovvero l’assenza di entrambi i reni e l’impossibilità per il bambino di produrre liquido amniotico che, tra le sue tante funzioni, ha anche il compito di permettere lo svilupparsi dei polmoni e quindi rendere possibile al bambino il respirare autonomamente una volta fuori dall’utero materno. Fummo informati del fatto che, se fosse riuscito ad arrivare al termine della gravidanza, il nostro bambino sarebbe di certo morto subito, e che ogni altro intervento sarebbe stato un inutile e dannoso accanimento terapeutico. In quel momento parve che il Cielo si chiudesse sopra di noi. Il dolore, l’incapacità di comprendere, l’angoscia per un figlio sofferente e la paura per un altro parto che si prospettava ancora più difficile sembrò per un attimo soffocarci. Era giunto il momento della prova, quella prova che per ogni persona, prima o poi, in un modo o nell’altro arriva sempre. Si trattava del momento in cui un cristiano è chiamato a dare ragione della sua Fede e in cui solo la Grazia può sostenerti. Tante persone ci dicevano che eravamo coraggiosi o bravi ad aver scelto di “tenere” questo bambino nonostante tutto, tante altre invece ci reputavano folli, egoisti e incoscienti, ma la verità è che non siamo stati nulla di tutto questo, abbiamo agito semplicemente come agirebbero un papà e una mamma, cioè abbiamo accolto e protetto nostro figlio come un dono prezioso, evidentemente sostenuti dal conforto e dalla fede delle nostre famiglie d’origine e soprattutto dalla preghiera personale, di coppia e di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno condiviso con noi questa prova. Nonostante ogni previsione il bambino cresceva e si muoveva, ogni volta che Giuditta era triste e angosciata lui non mancava di farsi sentire, come a voler dire: “Mamma, io ci sono, sono vivo, sono dentro di te e ti amo!”. La consolazione che derivava da ogni piccolo movimento o calcetto di nostro figlio è stata un’esperienza indescrivibile. La forza della Vita che prepotentemente si faceva avanti e ci chiamava ad accoglierla ed amarla fu un motore potentissimo che ci permise di scavalcare montagne altissime e guarire ferite del cuore che pensavamo non si sarebbero mai rimarginate.

Questa creatura ha donato nella sua fragile vita e senza far udire la sua voce più speranza e conforto di quanto noi avessimo mai potuto fare con tutte le nostre forze. Fummo chiamati al difficile compito di dare un senso alla vita di questo bambino anche per i suoi fratellini, che lo attendevano con ansia per abbracciarlo e ai quali abbiamo spiegato che solo per un momento ci saremmo allontanati da lui, perché ci aspettava in Cielo e che lo offrivamo con gioia a Dio per amore di Gesù.

Arrivò quindi il 26 agosto 2014, giorno stabilito per il cesareo, giorno che resterà indelebile nei nostri cuori come la nascita al mondo e al Cielo del nostro piccolo Santo. Il personale del Policlinico Gemelli, allertato dal professor Noia, si presentò aperto e disponibilissimo, ci fu permesso di far entrare il Diacono, fratello di Giuditta, per battezzare il piccolo appena fosse nato. Fu consentito a Jacopo di assistere dal corridoio per poter salutare il suo figliolo; e fu permesso ai meravigliosi operatori della Quercia Millenaria Sabrina e Carlo Palazzi, di poter tenere la mano di Giuditta nella sala operatoria durante tutto l’intervento. Alle 10 e 40 un pianto pieno di vita ruppe il nostro silenzio e la nostra angoscia: “È un maschio!” esclamò l’ostetrica. Era nostro figlio, era Gregorio ed era vivo! Fu subito preso dalla neonatologa che lo visitò e ne appurò l’inaspettata vitalità, fu immediatamente battezzato con grande consolazione e gioia di noi genitori, poi fu posto tra le braccia del suo papà che con amore e tremore lo contemplò come un mistero infinitamente più grande di noi. Poi rientrato in sala parto fu il momento della mamma che poté baciarlo, tenerlo con lei e cantargli una ninna nanna, come aveva fatto per gli altri suoi figli. Fu anche inaspettatamente consentito ai fratellini, ai nonni e agli zii di conoscerlo e salutarlo. Contrariamente ad ogni aspettativa la nostra vita con lui durò ben 40 minuti, fu un concentrato di amore per lui e di gratitudine a Dio che ce lo aveva donato e concesso per questo breve ma intenso tempo. Lo pregammo di intercedere per noi e per i suoi fratelli e senza che ce ne accorgessimo, dalle braccia del suo papà terreno passò a quelle del Padre Celeste. Questa fu la vita del nostro Gregorio. La vita che Dio aveva previsto per lui e che noi genitori gli abbiamo semplicemente lasciato vivere, una vita che ha riempito il cuore di tante persone e che con nostro grande stupore continua a fare. Gregorio è passato per questa terra e ci ha mostrato con la sua santità la via del Cielo; è passato nelle nostre vite con la forza di un guerriero mostrandoci che le vie del Signore superano infinitamente le nostre e i suoi piani sono piani di Amore. Gregorio è stato festeggiato dalla Chiesa come un Santo, le campane hanno suonato a festa per lui, la santa Messa che abbiamo celebrato per lui è stata quella degli Angeli, nella cui compagnia ora si trova per lodare Dio. Il nostro cuore è stato consolato ed è in Pace, nonostante la mancanza fisica che inevitabilmente soffriamo. Questo non sarebbe stato possibile se quel 3 Aprile del 2014 avessimo deciso che la vita di Gregorio non era abbastanza importante per proseguire, se Giuditta avesse deciso che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno su questa terra e che il grembo di sua madre invece di essere la culla che lo accoglieva e lo nutriva sarebbe diventato la sua tomba. La vita di Gregorio è un lume che non possiamo tenere sotto il moggio, è per questo che abbiamo deciso di condividere la storia del nostro piccolo santo Gregorio con quanti vorranno.

Caro amore di Papà e Mamma ricordati di tutti noi, portaci in Cielo con te, al cospetto di Dio!

Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«È ricco non colui che possiede e conserva, ma colui che fa partecipare; la partecipazione (= condivisione) non il possesso mostra l’uomo felice»
Clemente Alessandrino