Natale, festa di Gesù e della Maternità di Maria

Ad appena sei mesi dall’apparizione al sacerdote del tempio, Zaccaria, l’Arcangelo Gabriele si reca da una Vergine di nome Maria. In entrambi i casi annuncia una nascita. Le due apparizioni, come sottolinea il Papa emerito Ratzinger, marcano due scenari completamente contrapposti: da un lato un sacerdote che officiava nel Tempio; dall’altro una donna sconosciuta in un posto altrettanto ignorato. La differenza tra i due contesti sottolinea, fin da subito, l’umiltà di Maria e ci fa comprendere che essa è la condizione privilegiata per incontrare Dio e ricevere la sua grazia, il luogo spirituale che Dio sceglie per incarnarsi nel suo figlio Gesù.

La pista dell’umiltà s’interseca, per così dire, con quella della gioia. Il saluto dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, infatti, non è il tipico saluto ebraico, “Shalom”, pace, bensì “Ave”. Ha scritto papa Benedetto XVI che “Ave” deriva dal greco chaîre, il cui significato più profondo è rallegrati. Vediamo, dunque, in modo molto chiaro, come la gioia, il rallegrarsi, scaturisca dall’umile accettazione della Volontà di Dio. D’altra parte, se così non fosse, non potremmo altrimenti spiegarci la vita vissuta da quelle anime particolarmente vicine a Dio, che hanno accettato la condizione di sofferenza e sono passate all’altra vita, lasciando un messaggio di gioia a quanti restavano ancora in questa valle di lacrime.

In entrambe le apparizioni c’è turbamento, però, mentre il turbamento di Zaccaria produce timore, il turbamento della Madonna genera pensosità. La Madonna si confronta interiormente con la parola di Dio, la medita per comprendere se l’annuncio dell’Angelo sarebbe stato conforme alle sue conoscenze scritturistiche e, alla notizia che sarebbe stata la Madre del Salvatore, chiede: «Come è possibile, non conosco uomo?». Questa risposta-domanda che la Madonna pone all’Angelo ha un significato molto più profondo di quello che può sembrare apparentemente. La Madonna non rivolge una semplice richiesta di informazioni sul modo in cui sarebbe diventata madre. La Vergine dice: “Io ho donato la mia vita a Dio. Ho donato la mia anima, il mio spirito, il mio corpo, la mia verginità. Ora appartengono al Signore. Come potrà accadere che sarò madre?”.

Un’altra sfumatura dell’atteggiamento della Madonna è il suo autocontrollo. All’annuncio dell’Angelo non segue il timore; la Madre di Gesù interloquisce, meditando, con il sovrannaturale in modo tranquillo. Tutto ciò è rivelatore dello stato di grazia in cui viveva la Vergine. Possiamo dedurre, dunque, che durante la sua vita terrena, la Madonna era abituata a siffatti colloqui. La pienezza di vita in Dio non può lasciare spazio alla paura, stato d’animo che invece si rivela in Zaccaria. Il coraggio della Vergine poggia sulla ricchezza della sua vita interiore.

Dal “Sì” obbediente dell’Immacolata è dipesa tanto la glorificazione di Dio quanto la redenzione dell’umanità. Come non esserle riconoscente? Il suo grembo è il luogo privilegiato in cui l’umanità e lo Spirito Santo si sono uniti per generare, fin dalla prima cellula, Cristo Gesù. La natura umana e quella divina si sono unite nel Bambinello.

Se così, ed è così, il grembo della Madonna è il luogo privilegiato in cui tutta l’umanità deve incontrarsi con il Cristo. Al di fuori di questo luogo non si può incontrare intimamente Gesù, in modo pieno. Se nel grembo di Maria si forma Cristo, nel suo grembo devono formarsi anche i cristiani. Con la nascita di Gesù, il parto indolore dell’Immacolata non termina, continua nella storia. Continuamente la Madonna ci partorisce a nuova vita, ogni volta che ce n’è bisogno, in modo da permetterci di incontrare il Figlio suo. Come dire allora che il Natale è solo la festa della nascita di Gesù, senza dire contemporaneamente che è anche la festa della maternità dell’Immacolata?

Se Dio arriva a sottomettersi alla volontà della Vergine, se per diventare suo Figlio si sottomette al suo consenso, se da Lei si lascia formare come persona, tanto più noi dobbiamo sottometterci all’Immacolata. Potrebbe bastare solo questo per cantarle in eterno il nostro grazie. E quante lacrime dovremmo versare per il tempo perduto.

Lazzaro M. Celli
Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«Ogni santa messa ben ascoltata e con devozione, produce nella nostra anima effetti meravigliosi, abbondanti grazie spirituali e materiali, che noi stessi non conosciamo. Per tal fine non spendere inutilmente il tuo denaro, sacrificalo e vieni su per ascoltare la santa messa.»
S. Pio da Pietralcina