Il nostro Piccolo Re

Così era già capitato fin dall’inizio del Cristianesimo. Gli Apostoli di Gesù, il giorno di Pentecoste, avevano cominciato il grande Annuncio: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha mandato suo Figlio a salvare il mondo» (Gv 3,17). L’avevano gridato a Gerusalemme, ad Antiochia, a Cipro, nell’Asia Minore, in Grecia, a Roma, dovunque... E chi li fermava più? Nessuno li fermava: «Credete e convertitevi a Lui» (Mc 1,15).

“Il Logos? Un Bambino”

Quelli che pensavano di saperla lunga, erano anche disposti ad apprezzare i nuovi valori che quegli “Apostoli” predicavano, il rispetto, la solidarietà, la fraternità reciproca, ma che Dio si fosse fatto uomo, prendendo una carne umana... no, questo non era possibile! Che fosse nato, vissuto come un uomo, morto su una croce, risorto il terzo giorno, “Beh, su questo, ti ascolteremo un’altra volta” (At 17,32) avevano risposto gli ateniesi a Paolo di Tarso all’Areopago.

Gli Apostoli, gli Evangelisti, i Missionari del Vangelo non si smentirono. Matteo, attorno al 50 d.C. aveva già scritto con certezza assoluta che dei Magi dall’Oriente, vista una stella singolare nel cielo, erano venuti ad adorare il Bambino nato a Betlemme e gli avevano offerto i loro doni preziosi: la mirra come a uomo, l’incenso come a Dio e l’oro come a Re.

Luca scriverà che i pastori che vegliavano sui loro greggi erano andati e avevano trovato il Bambino nella mangiatoia, avvolto in fasce, e in Lui avevano riconosciuto il Salvatore annunciato dagli Angeli, come il «gaudium magnum», la grande gioia per Israele e per il mondo (Lc 2,8-20).

I primi devoti di Gesù Bambino, dunque, erano stati i pastori e i Magi accorsi dall’Oriente, mentre invece i potenti, i sapienti e i sacerdoti giudei di Gerusalemme, non si erano mossi, anzi avevano congiurato per ucciderlo.

Un po’ come succede oggi, che quelli che contano sembrano volti più a scoronare Gesù e a ridurlo da Dio fatto uomo a uno qualunque, uno tra i tanti, e non più l’unico Dio che noi dobbiamo adorare e riconoscere!

Su questa linea, dei pastori e dei Magi adoranti del Bambino di Betlemme, troviamo i primi cristiani, ai quali, testimoni di prima mano come Matteo e Luca, consegnano la realtà e il messaggio di Gesù Bambino, come loro è stato sicuramente consegnato dalla Madonna, prima protagonista della venuta di Dio nel mondo.

I primi negatori di Dio fatto uomo furono quelli cui pareva impossibile che Dio si fosse fatto bambino e preferivano a Lui la loro sapienza, i loro valori umani, come abbiamo detto. All’avvenimento dell’Incarnazione, preferivano la loro “conoscenza”, in una parola la gnosi. E subito furono conosciuti come gli gnostici.

A costoro, rispose l’apostolo ed evangelista Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù, ispirato sì dallo Spirito Santo, ma anche da Maria Santissima che gli era stata affidata da Gesù morente e che lui aveva preso in casa sua (cf. Gv 19,25-27). Nelle sue Lettere e nel suo Vangelo parlò così chiaro che di più non si può: «Da questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio. Ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che è già nel mondo» (1Gv 4,2-3). E ancora: «Molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo» (2Gv 7).

Nel Prologo del suo Vangelo, il testo più alto che l’umanità possieda, Giovanni contempla il Verbo di Dio (il “Logos” di Dio) che esiste da tutta l’eternità: “In principio era il Verbo, il “Logos”, la Parola eterna di Dio. Nella pienezza del tempo, quando Dio lo ha voluto, il Verbo – il Logos – si è fatto uomo e ha posto la sua tenda in mezzo a noi” (cf. Gv 1,1-4).

Insomma, il “Verbo”, il “Logos” si è fatto bambino. Non è un’idea astratta. Non è solo una sapienza, non è una gnosi umana. Il Verbo è Gesù Bambino.

Questa è la meraviglia assoluta, l’unicum del Cristianesimo: «Dio ride come un bimbo», per usare le parole di Giuseppe Ungaretti. Dio soffre come bambino, domani come giovane e come uomo. D’ora in poi, per l’umanità, Dio sarà il Bambino di Betlemme, il Maestro delle vie della sua terra, il Crocifisso del Calvario, il Pane offerto del cenacolo. Così comincia il Culto, l’Adorazione a Gesù Bambino. L’apostolo Giovanni ne è il “teologo”.

Fuori di testa per Lui

L’eresia gnostica purtroppo, sempre condannata dalla Chiesa Cattolica, tuttavia non è mai venuta meno e percorre come un fiume carsico la nostra storia e non manca di riaffiorare in superficie con tutta la sua devastazione.

Così tra il XII e il XIII secolo, in Francia e nel Nord-Italia, il movimento cataro che disprezza la materia ritenuta principio del male, rifiuta l’Incarnazione del Figlio di Dio: se è Dio, come può mai prendere un corpo di carne, quando la carne è maledetta? Così l’uomo resta solo con le sue povere forze umane, privo della collaborazione somma che viene solo da Dio fatto uomo. A tutto questo, Dio risponde con i suoi santi e i suoi teologi santi, i quali – pensa un po’ che bello – riscoprono la fede e l’amore in Gesù Bambino.

Nel XII secolo c’è san Bernardo da Chiaravalle, questo nobile cavaliere che a 23 anni trascina con sé nella Consacrazione monastica a Dio una trentina di giovani alla ricerca dell’Assoluto, promuovendo in 40 anni dal 1115 al 1153, anno della sua morte, la fondazione di quasi 350 abbazie cistercensi. Bernardo è innamoratissimo della santa umiltà di Gesù, di Gesù Bambino e a Lui dedica i suoi inni mirabili e la sua vita.

Uno dei suoi biografi, Guglielmo di san Thierry, racconta che l’infanzia di Gesù era stata rivelata all’Abate di Chiaravalle quando era bambino in una Notte di Natale: «Il Verbo incarnato e fatto Bambino apparve ai suoi occhi come se nascesse di nuovo dal seno della Vergine Madre. Egli è il più bello tra i figli degli uomini, togliendo dalla sua vita ogni debolezza, lo innamorò di Sé e lo colmò di ogni benedizione».

Nel suo Sermone III In nativitate Domini, Bernardo scriverà commosso: «Beati baci di Maria, dati con le sue labbra al Bambino che stava allattando. Il piccolo corpo fragile di Gesù Bambino, i suoi vagiti e le sue lacrime, sono per me. È per me che avviene tutto questo. Tutto mi viene donato affinché io ne imiti l’esempio». Bernardo ne sarà il cantore nei suoi inni quali Jesu dulcis memoria, Jesu decus angelicum, in cui la sua “pazzia di amore” per Gesù è espressa nella più alta poesia di fronte a cui si scolora la poesia dei “toscani” e degli “stilnovisti”. San Bernardo è di un lirismo sommo, il lirismo della Verità e dell’amore.

Tra il XII e il XIII secolo, il “catarismo” – che è sempre l’eresia gnostica – dilaga in Francia e in Italia, vera negazione della Fede cattolica. Domenico di Guzman (1171-1221) è un prete spagnolo che conduce vita santa presso la Cattedrale di Osma sotto la guida del suo vescovo Diego de Azevedo, ma quando, dovendosi recare in Danimarca, si imbatte nei catari a Tolosa, matura, chiamato da Dio, la vocazione di spendere la vita a convertirli a Gesù Cristo, a confutare tutte le eresie e a diffondere la fiaccola e la luce della Verità. Ai catari, là detti “Albigesi” (da Alby, il loro centro), Domenico annuncia con fondamento assoluto la Verità che Dio si è fatto uomo, si è fatto bambino, “un batuffolo di carne” e che attraverso la sua carne, egli ci recupera alla Vita divina.

Domenico predica il Rosario con i suoi Misteri gaudiosi (il Figlio di Dio si fa bambino), i Misteri dolorosi (Gesù, l’uomo-Dio si immola sulla croce in espiazione dei nostri peccati), i Misteri gloriosi (Gesù risorto ci comunica la vita divina, meritata per noi sulla croce). Così san Domenico converte gli eretici, i nuovi gnostici: è il Verbo, il “Logos” incarnato, il Verbo sacrificato e poi glorificato nella sua carne che salva l’umanità, non la sapienza soltanto umana, che non salva nessuno, ma confonde e manda in perdizione le anime e i corpi.

Per questo, ci sono anche delle rappresentazioni che raffigurano san Domenico di Guzman, il fondatore dell’Ordine dei Predicatori, con Gesù Bambino tra le braccia e il volto radioso di gioia.

Contemporaneo a lui è Francesco d’Assisi (1182-1226). Il quale è un vero innamorato “folle” di Gesù Bambino, Crocifisso ed Eucaristico.

Nel suo Cantico delle creature, san Francesco benedice e loda Dio per tutto quanto ha creato e tutto per lui, in Dio, è fratello e sorella. Le cose create non sono cattive e malvage come insegna il catarismo, ma sono buone perché opera di Dio che quando le creò vide che erano buone (cf. Gen 1,4). Il peccato però, a causa della disobbedienza del primo uomo, è entrato nell’uomo e nel mondo che pertanto è gravemente ferito.

Ora Dio si è fatto uomo, si è fatto bambino nel mistero dell’Incarnazione dopo il “Sì” di Maria Santissima a Nazareth, e con la nascita di Gesù, il piccolo Gesù a Betlemme. Egli, il Bambino di Betlemme, è l’Uomo-Dio venuto a distruggere sulla croce le opere del peccato e a restituire all’uomo la vita nuova della grazia. San Francesco d’Assisi è innamorato del Bambino di Betlemme così che Tommaso da Celano, uno dei suoi biografi, narra nella Vita che egli, tre anni prima di morire, volle evocare a Greccio nel giorno del Natale «il ricordo del Bambino che è nato a Betlemme e di tutte le contrarietà che egli avrebbe dovuto sopportare davanti alla sua infanzia».

Uno degli amici del Santo preparò a Greccio tutto quanto egli aveva richiesto. «Il santo passò la notte in piedi, davanti alla culla, rotto dalla tenerezza, ripieno di gioia indicibile. Infine venne celebrata la Messa sulla mangiatoia usata come altare e il prete che celebrava provò una pietà mai provata prima di allora». Il Celano riporta che «in quella Notte di Natale, persino il signore di Greccio, uomo di grande virtù, vide il piccolo Gesù Bambino immobile, coricato nella culla, che l’avvicinarsi del Santo pareva avere strappato dal sonno».

«Gesù Bambino – commenta ancora lo Storiografo – era di fatto addormentato nella dimenticanza di molti cuori, fino al giorno in cui grazie al suo servo Francesco, il suo ricordo venne rianimato e impresso in maniera indelebile nella memoria della gente».

Era la riscoperta che il Figlio di Dio fatto uomo – Gesù Cristo Bambino, l’Uomo-Dio – è davvero nostro fratello, il Primogenito, venuto a farci, nella vita divina, della sua “razza”. San Bernardo già aveva scritto: «Non me capio prae laetitiae, quod Dominus Deus sit frater meus»: “Io vado fuori di me, fuori di testa, quando penso che Gesù mio Signore è mio fratello”.

“Un Bambino a casa mia”

Da san Francesco si sviluppa un’ampia corrente di amore a Gesù Bambino che, lungo i secoli, si manifesterà raggiungendo vertici altissimi con la riforma del Carmelo da parte di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, con la devozione al Santo Bambino Gesù di Praga che giunge fino a noi, con la venerabile Margherita del Santissimo Sacramento (nella prima metà del ’600), con l’insegnamento dei Preti di San Sulpizio a Parigi, in primo luogo l’Olier, infine con santa Teresa di Gesù Bambino, la maestra della vita vissuta come la piccola via dell’infanzia sulle orme del Piccolo Gesù.

A ben osservare è nei momenti oscuri della storia quando sembra prevalere la gnosi – la gnosi spuria – che nega l’Incarnazione del Figlio di Dio, che prende rinnovato vigore l’attenzione e la dedizione a Gesù Bambino. Nel secolo più gnostico della storia, il secolo XX, Dio ha mandato San Pio da Pietrelcina, che lui stesso si considerava un folle di Gesù Bambino, come sanno quelli che l’hanno conosciuto. Leggete le pagine ardenti in cui parla di Lui.

Ecco, non è una favola Gesù Bambino. Non è la “fabula Christi” che ci fa stare bene. È il Protagonista della Storia nuova che, iniziata a Betlemme più di duemila anni fa, continua nella storia di chi lo accoglie e lo fa suo, sino al punto di poter dire, come io dico spesso: “Soli? Mai! Ho un Bambino a casa mia. Io da sempre vivo con Lui, il mio Piccolo Re: Gesù”.

Paolo Risso
Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«E se Ella potrà disporre di noi in modo sempre più perfetto, allora anche l’attività missionaria, la conquista delle anime a Gesù attraverso Lei sarà sempre più efficace. Il lavoro, la sofferenza e soprattutto la preghiera produrranno frutti abbondanti»
San Massimiliano M. Kolbe