Quando un Dio si fa Uomo…

L’Incarnazione (lo dice la parola stessa) richiama la carne e richiama anche uno dei misteri centrali del Cristianesimo. E allora su questi due punti voglio sviluppare alcune riflessioni, che spesso non vengono fatte ma che hanno una valenza apologetica notevole. Iniziamo.

Prima di tutto una premessa, non dobbiamo mai dimenticare che il Cristianesimo è l’unica religione che ha la pretesa di affermare ciò che io sono solito definire come “umanamente inimmaginabile”, ovvero che Dio si è fatto veramente uomo. Attenzione: non che Dio sia apparso come uomo, bensì che si è fatto veramente (sottolineo: veramente!) uomo. Dicevo: ci sono almeno due riflessioni che si possono (e si debbono) fare sul mistero dell’Incarnazione. La prima riguarda il valore della carne nella dimensione salvifica, la seconda la durata della carne nella dimensione dell’eternità. Dunque, valore e durata della carne. Una precisazione nella premessa: attenzione che quando qui parlo di carne non intendo la “carne” come uno dei tre nemici dell’uomo, insieme al “diavolo” e al “mondo”. Perché in questa triade (carne, mondo, diavolo) la “carne” non è il corpo in quanto tale, ma gli interessi del corpo che vengono preposti agli interessi dell’anima che invece devono venir prima.

Il valore della carne

Indubbiamente ci sono religioni (ebraismo e islamismo) che affermano che l’uomo è stato voluto da Dio sia come spirito sia come corpo. Non a caso tanto l’ebraismo quanto l’islamismo credono nella risurrezione dei corpi. Ma queste due religioni, non avendo il mistero dell’Incarnazione, non possono affermare ciò che invece riesce ad affermare il Cristianesimo e cioè che la salvezza dell’Universo intero si è realizzata anche nella carne e che dunque la carne (ovviamente la Carne del Verbo incarnato) produce e segna la Redenzione. Leggiamo questo passo del Vangelo di Giovanni: «Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva» (9,6-7). Diciamocelo francamente, questo è un miracolo strano. Ma Gesù aveva davvero bisogno di fare l’impiastro che viene descritto? Non sarebbe bastato, come in molti altri casi, semplicemente la sua parola? Perché Gesù ha utilizzato la sua saliva? E perché la Provvidenza ha voluto che questo tipo di miracolo fosse ricordato per sempre attraverso il Vangelo? La spiegazione è una sola: perché Gesù vuol far capire che la salvezza che dona all’uomo è una salvezza che realizza con tutto se stesso, anche con il suo corpo, con tutto il suo corpo... perfino con la sua saliva, che è vera saliva in quanto il Verbo incarnato è vero uomo, ma che è saliva di un soggetto divino, in quanto il Verbo incarnato è vero Dio ed è unione delle due nature (umana e divina) nell’unica Persona che è divina. Ecco perché san Bernardo di Chiaravalle (siamo ai vertici della Mistica medioevale) dice chiaramente: poiché tutto è iniziato nella carne, noi siamo stati salvati dalla carne. Diciamocelo francamente: non male per un’attenzione a quella che è l’interezza umana: non solo lo spirito ma anche il corpo, non solo lo spirito ma anche la carne.

La durata della carne

Vengo adesso al secondo punto. Spesso mi trovo a chiedere ai miei studenti: “Per quanto tempo Gesù si è incarnato?”. Molti sembrano scendere dalle nuvole e non azzardano risposta, altri che pensano di conoscere la risposta, con decisione affermano: trentatré anni! E lo dicono scandendo talmente la parola quasi per sottolineare: “Ha visto, prof., quanto sono bravo. Su questo non mi ha incastrato”. Poi, ovviamente, l’amara delusione, perché una risposta come questa non vale un fico secco. Ma quali trentatré anni! L’Incarnazione dura per l’eternità; sì, per l’e-ter-ni-tà! Indubbiamente il Verbo si è incarnato nella storia quando la Vergine Maria disse di sì all’Angelo, ma, una volta realizzatasi, l’Incarnazione non finirà più. Il Verbo sarà per sempre in Paradiso con il suo corpo glorificato. Adesso, in questo preciso momento, Gesù è in Cielo con il corpo e sarà sempre con il suo corpo.

Ora, ragioniamo: c’è un’altra religione che arriva ad affermare una cosa di questo tipo, cioè che non solo Dio si è fatto veramente uomo, ma che questo Dio ha assunto per l’eternità un corpo umano e che dunque tutto l’Universo è tenuto a prostrarsi dinanzi a Lui? Per capire la portata di una simile verità, si pensi che alcuni santi (per esempio sant’Ignazio di Loyola) hanno ipotizzato che il peccato di Lucifero sia stato causato proprio da questo. Avendo conosciuto che l’Incarnazione era stata decisa dall’eternità, nel suo orgoglio si sarebbe rifiutato di prostrarsi (lui, l’angelo più intelligente e potente) dinanzi ad un Dio incarnato, cioè con un corpo umano. Non ci è dato sapere se le cose siano andate davvero così, ma è interessante sapere che non pochi teologi propendano per questa tesi. Fa specie che un angelo, per natura superiore all’uomo, debba adorare Dio che è in un corpo umano. Tutto questo ha inciso – eccome – sulla società, sulla cultura, sull’Occidente. Solo chi vuol mettersi i proverbiali “prosciutti” dinanzi agli occhi (cioè chi è intellettualmente disonesto) non riesce a capire tutto questo e pretende ripetere il solito ritornello secondo cui la cultura cristiana avrebbe mortificato e continuerebbe a mortificare la dignità dell’uomo.

Un conto è la valorizzazione del corpo, altro la deriva corporeista

Queste due riflessioni ci obbligano però ad una terza. C’è un’idea, diffusa maldestramente anche tra noi cristiani, secondo cui una eccessiva valorizzazione del corpo condurrebbe ad una deriva corporeista, cioè di “mania” del corpo, il tutto ovviamente a discapito del valore dello spirito che è comunque chiamato a governare il corpo. E invece non è così. Una vera valorizzazione del corpo è proprio l’antidoto più efficace al corporeismo, che infatti si esprime non solo in “mania” per il corpo ma anche in tentativo di manifestare tutto il proprio sé con il corpo fino ad arrivare a forme di vera prostituzione del corpo, si pensi alla pornografia e quant’altro. Valorizzare il corpo significa invece ritenerlo parte integrante della propria persona, sacrario del proprio essere. In tal modo il corpo, lungi dall’essere un giocattolo da mostrare o da vendere, rientra nella propria più stringente intimità. Un esempio per farmi capire meglio. Se oggi si chiede all’uomo della strada: Quell’intellettuale fa bene a “prostituire” la propria mente per metterla a servizio del potere? Con ogni probabilità l’uomo della strada risponderebbe con decisione: “no”, insomma farebbe capire che è indecente vendere le proprie idee al potente di turno. Ma – e qui viene il bello... pardon: il brutto – se a quello stesso uomo della strada si chiede: Quella attrice che ha un bel corpo fa bene a mostralo in pubblico per fare spettacolo? La risposta sarebbe probabilmente questa: Ma se ha un bel corpo perché non sfruttarlo... in fondo che male c’è... Perché si ragiona così? Perché – tutto sommato – si ritiene che l’intelligenza vada custodita, il corpo no... quasi come se questo sia una sorta di elemento aggiuntivo e non costitutivo della persona. Insomma, il corporeismo è proprio il contrario della valorizzazione del corpo, è una forma di spiritualismo mascherato: solo lo spirito rappresenterebbe l’uomo e solo questo andrebbe salvaguardato, protetto, custodito.

Corrado Gnerre
Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«Nella vita religiosa è tutto così grande! Raccattare una spilla per amore può convertire un’anima. Che mistero! Ah, solo Gesù può dare un tale valore alle nostre azioni. Amiamolo, dunque, con tutte le nostre forze!»
S. Teresa di Gesù Bambino