Francescani di Gesù Bambino

San Francesco vive il Natale

di Tullio Padovani

 

La mistica dolcezza del Natale non poteva non rapire il cuore del serafico padre san Francesco che nell’adorazione amorosa dell’Umanità di Cristo ha trovato tutto il suo Tesoro. Ma se del Crocefisso fu serafino d’amore nel mistero della Redenzione, non meno grande fu l’ardore per il mistero dell’Incarnazione del Verbo, così che il Bambino di Betlemme resta al centro del desiderio serafico del poverello di Assisi. “Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante aveva succhiato ad un seno umano”(Fonti Francescane,FF 787) . Il Natale trasportava il nostro santo fuori dalla realtà ordinaria più di quanto già la sua fede straordinaria non gli permettesse di fare: “ baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino riversandosi nel cuore gli faceva balbettare parole alla maniera dei bambini” (FF787) elevato così ad altezze spirituali inimmaginabili, non ci è dato esprimere il trasporto estatico con cui san Francesco viveva la “festa delle feste” tale era il raccoglimento soprannaturale.  

 

Il Presepio di Greccio

L’episodio che più di tutti gli altri innumerevoli “fioretti” racchiude questa intensità di fervore vivissimo è l’inaugurazione della tradizione del santo Presepio, prodotto tutto francescano che lascerà in eredità alla storia, appunto, questo simbolo per eccellenza dell’amore al Natale di Cristo. Nella notte di Natale del 1223, il minuscolo insignificante borgo di Greccio, nel reatino, è avvolto da un mistica nostalgia che ricorda la lontana Betlemme. Il poverello scalzo e infuocato dal desiderio “di rappresentare il Bambino nato  a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato” (FF465), seguendo lo spirito di Cristo che ormai lo possiede interamente, si reca in una piccola stalla, messa a disposizione da un fedele  e pio amico, sistemati greppia, fieno, asinello e bue, san Francesco fa rivivere il mistero del grande Prodigio. La gente e i frati accorrono in quella Notte “ nella quale s’accende splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi” (FF469) . Si celebra la Santa Messa nel presepio fra i canti osannanti e il giubilo dei cuori; lo stesso Francesco rivestito dei paramenti diaconali canta il Vangelo e segue a parlare “con parole dolcissime  ‘del Re povero, Bambino dei Bettlemme’ così lo chiamava passando ogni volta la lingua sulle labbra quasi assaporando tutta la dolcezza di quelle parole. Non più la Terra ma il Cielo disceso ormai si respirava tanto che “uno dei presenti ha mirabile visione; gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia e  Francesco gli si avvicina e lo desta dal sonno profondo!” (FF 470). Tutta la tenerezza  di questo avvenimento mirabile si radica in profondità: la vita di Francesco è realmente trasfigurata nella luce di Cristo e la sua venuta al mondo, per il solo infinito Amore verso l’uomo, sconvolge il mercante di stoffe e lo rende alter Christus,  nuovo Cristo.

 

Sulle orme del Padre

Non possiamo stancarci nel ripetere della dolcezza che gli procurava il Divino Bambino che continuamente  riportava alla mente e “non poteva pensarLo senza piangere”(FF787); ripeteva con gusto il divino Nome che  “era per lui dolce come favo di miele in bocca”(FF787).  Come san Francesco “seguendo le sue orme” (FF2837), tutti i figli dell’ordine serafico ebbero grande devozione a “quel Signore che povero alla sua nascita fu posto in una greppia”(FF2841) e al mistero del Natale. Poco fuori Assisi, tra gli ulivi di san Damiano, la pianticella di Francesco, santa Chiara in un’estasi d’amore, viene vista stringere al petto il  Figliolo di Dio; ancor più grande meraviglia quando, nella notte di Natale 1252, giacché le sorelle si recarono in coro per il Mattutino, la serafica Madre rimane sola, nel letto, gravata dalla malattia; nel dolore viene a esclamare :”Signore eccomi lasciata sola per Te!” quando ecco sente risuonare i meravigliosi canti  dei frati della celebrazione eucaristica nella basilica del Serafico Padre ad Assisi e le appare ancora, visibilmente, il presepio benedetto di “Gesù piccolino” (FF3212).  “O mirabile umiltà o povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in una mangiatoia!” (FF2904) scrive alla sorella Agnese.

Tra i più noti figli del poverello, sant’Antonio di Padova ci viene tramandato nelle sue raffigurazioni stringente il Pargoletto del Cielo: la tradizione infatti narra la vicenda avvenuta a Camposampiero pochi anni prima della nascita al cielo del santo, avvenuta nel 1231: ospite da un ricco benefattore, si ritira in un cella a pregare, quando la curiosità spinge l’ospitante a sbirciare nella cameretta: prodigio, il santo in estasi tiene fra le braccia il Bambinello mentre piange lacrime di gioia celestiale.

E come trattenere la commozione ascoltando il mistico Dottore san Bonaventura che nel suo celebre opuscolo “Le cinque feste di Gesù Bambino” arriva a esclamare “la dolce meditazione di Gesù, pia contemplazione del Verbo Incarnato, allieta con più soavità ,inebria più graditamente, consola e conforta l’anima devota più perfettamente del miele stesso  e del profumo di tutti i migliori aromi…(…), o dolcissimo o amatissimo Fanciullo, quando ti vedremo? Gioire senza di te è tedio; mentre giubilare come piangere con te diletta” (festa IV 2.). Significativo fu l’incontro con Gesù Bambino con santa Veronica Giuliani, clarissa cappuccina stigmatizzata. Aveva appena tre o quattro anni e mentre era intenta a cogliere dei fiori, Gesù Bambino le appare dicendole:  “Io sono il vero fiore!” per poi scomparire subito dopo. L’incontro la riempì di gioia e la piccola cercò continuamente di rivederLo, visione che spesso poi l’accompagnerà per tutta la vita.

Altro serafino francescano, san Felice da Cantalice, che una volta fu visto correre dalla porta della chiesa verso l'altare maggiore, mentre esclamava:"Ah, Dio Mio! Gesù mio! Non partite. Mio tesoro, vengo a voi, aspettatemi!". Era il  Bambino Gesù che stava ritto sulla predella dell'altare. Appena san Felice stese le sue braccia, il Piccolo gli volò al collo, gli asciugò le lacrime e lo ricolmò di baci. Un’altra volta in una notte di Natale la S. Vergine gli fece vedere suo Figlio come nacque nella grotta di Betlemme. Dopo averla ringraziata della grazia Le disse: "Ora non ho più che bramare in questa vita". E come non commuoversi leggendo di san Lorenzo da Brindisi, che intento a celebrar messa viene visto piangere mentre il Pargoletto Divino si trastulla con la sua barba.

 

Otto secoli di amore serafico

 Una litania di santi e santi che potrebbe ancora continuare, contemplando il tenerissimo affetto serafico al Verbo che nasce la fredda Notte della Letizia! Più vicino ai giorni nostri ci fermiamo a meditare sul rapporto di un altro grande francescano, san Pio da Pietralcina che con il Celeste Bambino ebbe un rapporto singolare. Scrive padre Ignazio da Iesi: «È inutile dire con quanta pas-sione Padre Pio celebra il Nata­le. Sempre vi pensa e conta i giorni che lo separano da un Na­tale all’altro sin dal giorno dopo. Gesù Bambino per lui è un’attra­zione specialissima. Basta senti­re il suono di una pastorale, del­la “Ninna nanna” per sollevare lo spirito su, su, tanto che a guar­darlo sembra in estasi».  Padre Pio viveva i giorni del Natale come fuori di sé, sembrava assente, i suoi occhi si riempivano di lacrime, mentre in un’atmosfera tutta soprannaturale, incensava la statuina di Gesù Bambino, la portava in processione, celebrava messa per restare estatico per lungo tempo fissando il piccolo presepio che voleva sempre vicino al confessionale. Egli stesso a fatica sa esprimersi su cosa prova dentro di sé, come si evince da una lettera a padre Agostino da San Marco in La­mis: «Il celeste Bambino – scri­ve– faccia sentire anche al vo­stro cuore tutte quelle sante emozioni che fece sentire a me nella beata notte allorché venne deposto nella povera capannuc­cia! Oh Dio, padre mio, non sa­prei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in questa felicis­sima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio umanato. [...](Epi­stolario I, 981). Sono solo pochi esempio del serafico ardore per il Re del Cielo che si lascia adagiare nella povera paglia  dalla Madre poverella, ma è uno zelo questo che si effonde dalla profondità dell’essere francescano; il desiderio di farsi piccoli e poveri come quel “Signore che povero alla sua nascita fu posto in una greppia”(FF2841) spinge verso quella grotta benedetta, da oltre otto secoli, una schiera di serafini vestiti di un misero sacco e di una corda rude. Questo “amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio”(FF2764) ancora oggi commuove e attira nella mistica luce del presepio e dei canti dei serafini.

 

Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«Nulla può opporsi a Dio»
Clemente Alessandrino