IL TEMPIO CATTOLICO

DOVE LA TERRA TOCCA IL CIELO

 

di Francesco Toniolo

 

      Non fu per il lento svolgersi di temi architettonici che si arrivò alla costruzione del tempio moderno, quale lo vediamo levarsi nelle svariatissime sue forme, nelle principali città europee. Tempio era anticamente il cenacolo, la camera alta; tempio furono in giorni di sangue le viscere della terra scavate a colpi di picconi, bagnate di sangue e di lacrime; tempio fu finalmente la grande ardimentosa figura basilicale. Ma fu nel Medioevo che si creò un’architettura nuova, sconosciuta all’arte greco-romana, divinata dal genio religioso dei Fidia cristiani.

            «Quale trasfigurazione! – esclama uno storico francese – La volta si spezza dal centro e su su sale ad angolo acuto, a quel modo che la preghiera si getta nel seno di Dio. I gravi pilastri si ergono in un fascio di colonnette, che si aprono in arcate; il tetto si innalza e si curva; la sommità si slancia svelta al cielo come un pensiero d’amore; le vetrate presentano le pie leggende della fede e del valore, e fan piovere nelle navate una luce soave che le riempie di raccoglimento e di mistero. Lungo le bianche muraglie posano le grandi statue tombali, dall’atteggiamento grave, con le braccia incrociate sul petto, con l’enorme spadone dell’epoca delle Crociate. E sopra le tombe si incavano le nicchie e si popolano di statuine timide e pensose; tutto un mistico popolo di santi e di eroi, perduti nella penombra della casa di Dio. Ma fuori, sotto il libero cielo, il meraviglioso scalpello trafora la pietra, ricamando il sasso come un merletto, il quale par voglia, coi bianchi cirri dell’aria, volare esso pure per il cielo. Anche la facciata palpita di vita e si anima e si popola di rimembranze: è scolpito nella pietra l’Antico e il Nuovo Testamento, la lotta fra il Cielo e l’abisso, e tutto intorno i demoni scacciati dal tempio sogghignano, si contorcono e maledicono: ma di fianco, calmi e venerandi sorgono le figure dei patriarchi, poi una foresta di cuspidi e di colonnine sale e si dilata al soffio della fede. Quale architettura ardita, simbolica, sorta dall’armonia dell’anima cristiana, capace di risvegliare col suo possente linguaggio!».

            E fu meraviglioso, sui terreni selvaggi e barbari, veder sorgere in epoche tempestose per ire e battaglie cittadine queste meravigliose Cattedrali, sogni di geni e di cuori, orgoglio di popoli interi! Ma allora in ogni scalpellino vibrava l’anima dell’artista; artista, creato non dallo studio convenzionale delle accademie, ma dal soffio vivido e creatore del sentimento religioso. Ognuno dei miliardi di colpi di martello, che scesero sulla gigantesca mole del Duomo di Milano, rimbombò forse sotto le cupe volte come il gemito di un’anima, come il grido di un cuore, che nel lavoro cercava e trovava l’espiazione di falli rimpianti. Meravigliosa epoca di apostoli mercanti, e di asceti lavoratori! E tutti allora lavoravano col coraggio febbrile dell’entusiasmo, molti senza chiedere un centesimo del sudore e delle lacrime con cui bagnavano i freddi macigni.

            Corre voce che a Chartres si sta erigendo una Cattedrale? Tutta la Normandia si leva e corre a Chartres. Un testimone oculare scriveva: «È un prodigio mai udito, vedere uomini, potenti per nascita e per ricchezza alteri, attaccarsi ad un carro e trascinare le pietre, la calce, i legnami. Alcuna volta mille sono le persone aggiunte al medesimo carro al modo dei cavalli, tanto è considerevole il carico; e con tutto ciò il silenzio è profondo, non interrotto che dal cigolio tormentoso delle ruote che scricchiolano e traballano sotto il peso spaventoso. Avviene che si faccia sosta? Nessuna voce interrompe il silenzio, fuorché quelle dei peccatori che gridano le loro colpe».

            Quando si fondò il meraviglioso San Dionigi di Parigi, il re gettò nelle fondamenta uno dei più grossi diamanti, allora conosciuti; i mercanti offrirono in dono le provvisioni, i carrettieri non vollero essere pagati.

            Così sorsero i lavori dell’architettura, le Cattedrali di New-Castle, di Kensington, di Reims, di York, di Firenze, di Milano... così sorse tutta una gigantesca vegetazione architettonica, una foresta di colonne e di guglie, che si perdono nel cielo come sospiro di anime preganti.

            E i monaci, asceti ed artisti solitari, occupavano vent’anni, se era necessario, a scolpire una testa di Madonna, ma creavano gli ammirati capolavori.

            Ed oggi noi, superbi figli di un’arte decadente, pellegriniamo ancora estatici dinanzi a quei musei meravigliosi dell’arte, che sono le Cattedrali del Medioevo; e passando su quelle pietre sepolcrali, che pavimentano come un mosaico di morte tutto il suolo, non pensiamo che lì sotto, le braccia in croce sul petto, dormono, aspettando il giorno della risurrezione, i monaci artisti, gente oggi inetta e disprezzata!

            Lo svilupparsi della grandiosa forma basilicale rispondeva meravigliosamente ai bisogni della Chiesa, ogni giorno più crescente, ed anche al gusto decorativo della nuova arte cristiana. Le lunghe maestose file di colonne conducenti ad un lungo viale al centro del Tabernacolo, erano certamente d’un effetto estetico imponente. Ma se l’architettura vi trovava il campo dove estendere in slancio arditissimo la prospettiva lineare, anche la pittura vi trovava larghe superfici dove fiorire in tutta la pompa del disegno e dei colori. Anzi la pittura murale rispecchiò la grandezza stessa della chiesa; non fu provvisoria, come gli affreschi pompeiani che una civiltà sopravveniente o un cataclisma avrebbe distrutti, ma fu eterna come è eterna la Chiesa; e allora si creò ciò che Michelangelo avrebbe chiamato «la pittura dell’eternità», il mosaico.

            Se il Dogma e la Morale sono incrollabili, tutto ciò che nella gran macchina mondiale esprime questa stabilità e questa fermezza sarà di preferenza la materia del tempio cattolico. Ed ecco la pietra e il marmo abbandonare le viscere delle Alpi e delle Cordigliere per ascendere, trascinati con titanico sforzo di macchine a costituire le muraglie eterne del tempio di Dio.

            E al fastigio di tutta la costruzione basilicale, proprio nel centro della volta trionfale dell’abside, ecco disegnarsi la severa figura di Cristo quasi sempre in forma di trionfatore. Dall’alto della più elevata curva absidale esso domina austero ed onnipotente tutte le agitazioni della terra. E quando lo stile ogivale, fiero delle cento guglie e della sublime forza di slancio innaturata a tutto il suo organismo, scese in tutte le Cattedrali del mondo, nuove forme artistiche trovarono vita: la smagliante pittura vetraria e la scultura monumentale. Nelle immense finestrate, salienti dalle massicce basi all’estrema cuspide, un vasto campo offriva dove svolgersi e fiorire tutta la tavolozza dei colori, carpiti al libero sole del Medioevo e imprigionati nei giganteschi cristalli. E ai fianchi, nei monumenti tombali, dove l’un dopo l’altro andavano a scendere gli ultimi eroi delle morenti crociate, la statuaria trovava l’ispirazione delle più belle concezioni del genio. Poi attorno ai tiburi, sulla vetta delle guglie e delle cuspidi, lanciate ad altezze prodigiose come una sfida alle tempeste, un’intera enciclopedia marmorea di quanto si deve credere, sperare ed amare, tutto il simbolo e tutta l’etica cristiana si sviluppa e vigoreggia sotto i miliardi di colpi di martello che là sono scesi in secoli e secoli di lavoro.

            Infine tutte le arti secondarie, l’arte industriale, l’arte puramente decorativa trovarono nel tempio una sorgente di ispirazione e di genio. Ed oggi ancora ci arrestiamo stupiti dinanzi alle morbide curve dei cori, dei battisteri, nelle Cattedrali del Rinascimento, e ai bagliori degli ori e dei ceselli, che ancora ripetono in suono di gloria i nomi immortali dell’Orcagna, del Ghirlandaio, del Cellini.

 

La consacrazione della chiesa

            La consacrazione della chiesa ha una liturgia analoga a quella del Battesimo. Il tempio materiale diventa così subito immagine del tempio spirituale, che è l’anima cristiana, e allo stesso modo in cui l’anima viene santificata nell’onda purificatrice del Battesimo, così il tempio andrà esso pure soggetto ad una specie di Battesimo. L’esorcismo battesimale espelle dall’anima il demonio, e così mediante la benedizione dell’acqua e del sale e relative formule di preghiera e di esorcismi, mediante una abbondante aspersione d’acqua, si purifica la chiesa.

            Un rito caratteristico della consacrazione è pure quello di tracciare con cenere due linee trasversali sul pavimento della chiesa in forma di croce di sant’Andrea, sulle quali si scrivono, per mano del Vescovo, le lettere dell’alfabeto latino e dell’alfabeto greco rispettivamente. Quale potrà esserne il significato?

            Per quanto sia sempre difficile precisare il senso di questi riti antichissimi e mettere in evidenza sicura la loro portata morale, o teologica, o storica, si può ritenere che questa cerimonia detta della croce decursata, corrisponda alla presa di possesso del terreno santo e di delimitazione del luogo dove verrà ad abitare l’Altissimo.

 

L’Altare

            Ma il centro della chiesa, il punto dove tutto converge è l’altare, sul quale ogni mattina Gesù compie il suo Sacrificio e si dà in cibo ai fedeli.

            Dopo la consacrazione della chiesa, il Vescovo passa alla consacrazione dell’altare, mediante alcune benedizioni, segni di croce, unzioni, che ricordano ugualmente la liturgia del Battesimo.

            L’altare attualmente ha due forme: di tomba e di mensa: forme che sono di facile intelligenza, poiché la tomba ricorda come i primi cristiani usassero celebrare i divini Misteri sopra le tombe dei martiri, che con Cristo hanno consumato un Sacrificio solo; e la mensa ci richiama il pensiero dell’adorabile mensa eucaristica che Gesù per primo ha imbandito agli Apostoli nella notte d’amore, e alla quale non cessa di invitare insistentemente i suoi figli dicendo: Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo!

 

Il trasporto delle Reliquie

            Dall’uso di celebrare il Sacrificio sulle tombe dei martiri discese l’altro uso di dedicare le chiese in loro onore. Quando poi le chiese si moltiplicarono, si dovette rinunciare alla gloria di innalzare un altare sul corpo intero di un martire, e si dovette accontentarsi d’una piccola porzione di esso, cioè di una reliquia.

            La traslazione delle reliquie, che ha una liturgia analoga a quella degli uffici funebri primitivi, si fa appunto per questo. L’altare è consacrato al loro puro contatto, la chiesa ha i suoi protettori, i fedeli hanno i loro patroni.

            Cari lettori, quanta poesia in questo succedersi di cerimonie, di simboli, di preghiere!

            La Chiesa ha voluto nella sua Liturgia purificare le pietre stesse destinate a costruire il tempio del Signore, mentre gli artisti cristiani hanno profuso le loro migliori energie per trasfondere in esse un’anima di bellezza.

            Tutti i secoli, come tutti i geni, vi hanno portato il loro contributo. Che dico? Tutti gli elementi della natura vi hanno la loro parte, recando una voce al concerto della divina lode. I marmi rappresentano l’omaggio del regno universale; il pane, il vino, l’olio, i fiori, le piante odorifere, l’omaggio del regno vegetale; la cera stessa, per mezzo del santo ministero sacerdotale, utilizzando la Chiesa l’industria operosa delle api, sa celebrare a Dio un solenne sacrificio di luce, e portare così l’omaggio del regno animale.

            Il Sacrificio Redentore è poi ricordato dalla forma a croce, che sul disegno originario dovrebbero avere tutte le chiese; e il loro interno si chiama nave, o navata, perché la Chiesa di Cristo è una barca di cui Egli è il divino Nocchiero.

            La Chiesa trionfante è rappresentata da Cristo, dalla Vergine, e dai santi; la purgante è rappresentata dalle tombe e dal cimitero circostante, la militante dai fedeli.

            Oh! Eloquente simbolismo della Cattedrale gotica; oh! Santa Maria del Fiore, oh! Duomo di Milano, oh! Santa Maria dei Frari di Venezia... oh! Mia piccola cara chiesa parrocchiale, che nascondi il mio Dio e con Lui tutti i misteri della mia Redenzione e della mia Vita... il Tabernacolo di Gesù...

            Oh!, guglie sottili dei campanili nostri, dritte come un dito che imperiosamente inviti al Cielo. In alto, più in alto ancora; l’anima con voi sente la nostalgia delle altezze.

            «Aprite le porte, aprire le porte eternali!», canta l’Antifona della consacrazione della chiesa, quando la processione del Clero sta per fare il suo ingresso nel tempio consacrato.

            Mai come allora, mai come in quel luogo il Paradiso è vicino, e i nostri orizzonti hanno prospettive infinite; mai come qui l’anima gode la presenza sospirata dell’Ospite dolcissimo; mai come qui essa intravede la luce, la pace, la gioia perfetta nel seno di Dio!

pubblicato sul n.32 del 2014

Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«Beato il servo che si comporta ugualmente umile tra i sudditi, come tra i superiori.»
San Francesco