2 FEBBRAIO: FESTA DELLA LUCE

di Paolo Risso

 

«Guidami, Luce gentile; tra le tenebre, guidami Tu. Nera è la notte, lontana la casa: guidami Tu. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami Tu. Sempre mi benedisse la Tua potenza: ancora oggi mi guiderà per paludi e brughiere, finché svanisca la notte e l’alba sorrida sul mio cammino».

     Così prega John Henry Newman (1801-1890), non ancora cattolico, ma vicino a esserlo, pregando il Signore Gesù che già amava.

 

Sete di luce

     Dio, in sanscrito, significa “Luce”. È Dio la nostra Luce. È il suo Cristo, il Figlio suo venuto in mezzo a noi nella carne. Cercare la Luce è cercare Lui.

     «Io sono la luce del mondo: chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12), ha assicurato Gesù.

     Se segui Lui, la tua vita si illumina di una Luce divina incomparabile e più nulla è oscuro. È l’esperienza della vita e della gioia che esplode come in un giorno di primavera.

     Quaranta giorni dopo Natale, la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Gesù al tempio e della Purificazione di Maria Santissima. L’evangelista Luca scrive: «Quando venne il tempo della loro Purificazione, secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il Bambino Gesù a Gerusalemme, per offrire al Signore, come sta scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» (Lc 2,22-23).

     Tutto, nella vita di Gesù, ci è dato come modello e guida, come sorgente di vita nuova per noi. Blaise Pascal nel suo abbozzo di Vita di Gesù richiama a non lasciar cadere di Lui alcun gesto, nessuna parola, di cogliere anche quanto sembrasse insignificante. Ma non appare sicuramente insignificante la festa della Presentazione di Gesù al tempio.

     Il Messia Bambino entra per la prima volta al tempio di Gerusalemme, portato da sua Madre e da Giuseppe per essere offerto a Dio per l’umanità intera. Il vecchio Simeone riconosce in quel Bambino Gesù, il Messia promesso dai padri e dai profeti, e lo proclama “Salvezza per tutti i popoli”, “Luce delle genti”, “Gloria di Israele”, e anche “segno di contraddizione”.

     Luce, offerta, missionarietà. Gesù che si offre e si dona. Maria Santissima lo offre al Padre e lo dona agli uomini. Simeone e Anna lo annunciano ai fratelli. La Luce vera che illumina ogni uomo era entrata nel mondo.

     È festa bellissima la Presentazione di Gesù al tempio: per tutti ma soprattutto per chi, ragazzo, giovane o adulto, si è consacrato totalmente a Gesù, come unico Amore della vita. La vita come offerta e dono, per Gesù solo.

     È la vita “per la maggior gloria di Dio”, così come l’hanno impostata i santi. La vita che non si possiede più ma che è offerta e donata a Dio, a immagine di Gesù e della sua e nostra Madre Maria Santissima. La vita che sale a Dio come incenso e si spande ai piedi di Gesù come il profumo che esce dal vaso rotto di alabastro. La vita che per amore a Gesù si lascia consumare dagli uomini, come pane spezzato.

     Dio è il primo e l’unico Amore, ma il Volto di Dio per noi è il Figlio suo: «Chi vede me – dice Gesù – vede il Padre» (Gv 14,9). La vita in silenzioso raccoglimento per Lui e in Lui. Gli uomini, in primo luogo i piccoli da indirizzare a Lui, sono i fratelli da amare e da servire, e ai quali fare il dono più grande: Gesù stesso.

     Il mondo d’oggi ha bisogno di pane, di lavoro, di strutture più umane e di solidarietà ai più poveri – nessuno lo nega – ma soprattutto e più di tutto ha bisogno di Luce per trovare senso e stabilità, per non smarrirsi nella disperazione.

     Pertanto il mondo di oggi attende Gesù – che è la Luce somma – e degli apostoli che facciano brillare questa Luce che è Lui solo. Irradiare Gesù-Luce è la socialità, il dono più grande che possiamo fare ai fratelli. Non ce n’è un altro maggiore.

 

Indispensabile Luce

      Ma da circa 250 anni – dalla metà del ’700 – c’è chi crede che l’uomo basti a se stesso, che la sua ragione gli possa risolvere tutti i perché, tutti i problemi, e che il progresso nelle mani dell’uomo si prospetterebbe all’infinito. E allora Dio non c’entra più con la vita dell’uomo e la sua storia. È meglio che se c’è, se ne stia nei cieli perché la terra è dell’uomo e del suo genio.

     Che ce ne importa della sua Luce – la Rivelazione divina, il Cristo-Luce delle genti – quando l’uomo ha in modo più che sufficiente, “i lumi” per illuminarsi da solo e illuminare la società, lumi non solo sufficienti, ma straordinari?

     Già: “i lumi” della ragione. Era l’Illuminismo che tutto doveva cambiare scuotendo le fondamenta stesse della società, da secoli costruita sul Cristo, il Verbo di Dio incarnato nella storia. Uno degli “illuminati” del tempo (ma “luciferini”, occorrerebbe chiamarli), Voltaire, arriverà a dire: «Schiacciate l’infame». L’infame per Voltaire era Gesù e tutto quanto viene da Lui, il Cattolicesimo.

     I “lumi” dunque dovevano spegnere la Luce. Certamente, nella loro folle pretesa, l’avrebbero spenta. Anzi quella del Cattolicesimo non era luce, ma oscurantismo. La “Ragione”, scritta con la lettera maiuscola, “la Ragione che ragiona” era la vera luce.

     Il frutto più illustre e immediato della nuova “filosofia” (tutta “ideologia”) fu la Rivoluzione francese, cioè la tirannide chiamata libertà. L’oppressione dei deboli e dei poveri, contrabbandata con i nomi sacrosanti di uguaglianza e di fraternità. Il “terrore” di Robespierre, il genocidio della Vandea, gli affogati nei fiumi, le stragi perpetrate da Napoleone e dalle sue armate sugli innocenti, giustamente “insorgenti” contro il nuovo tiranno dal latrocinio e dagli assassinii sempre a portata di mano.

     Così per più di due secoli, decretata la morte di Dio, con le rivoluzioni, le guerre a ogni livello, locali e mondiali, il comunismo ateo e omicida in Russia e nell’Est europeo, in Cina e a Cuba (ancora oggi) e in quante altre Nazioni del mondo, e tutto il resto fino alle stragi dei cristiani per mano degli islamici tuttora in corso, è stata decretata la morte dell’uomo.

     Solo quando l’uomo smetterà di ritenersi luce per se stesso, dio e regola per se stesso, e accoglierà Gesù Cristo, Luce delle genti, la tenebra attraversata da bagliori d’inferno, qual è il mondo d’oggi, con lo sregolamento di tutto, sarà vinta e risplenderà nel mondo il vero Sole, la vera Luce, rifiorirà la primavera.

     Mi è carissima la festa della Presentazione di Gesù al tempio della Purificazione, fin da quando ero ragazzo, perché la scuola superiore da me frequentata era appunto dedicata a questo “Mistero”, il Quarto Mistero gaudioso, e quel giorno, al posto delle lezioni, veniva il Vescovo a celebrare la Santa Messa nella Cappella dell’Istituto, dove c’è tuttora l’immagine della Madonna posta dietro l’altare, raffigurata nell’atto del suo “offertorio” d’amore: Gesù, il Figlio nato dal suo Seno, per opera dello Spirito Santo, che Ella offre al Padre, perché sia donato per la sua gloria e la salvezza dei fratelli.

     Tutto parla di offerta, tutto parla di luce. Sotto l’immagine è scritto: «Lumen ad revelationem gentium»: Gesù, Luce per illuminare le genti.

     Il mondo d’oggi raccoglie, fino allo spasimo, le tragiche conseguenze del pensiero senza-Dio seminato nei secoli passati. Oh, certo le ideologie dell’ateismo e del nulla non hanno spento la Luce di Gesù: Lui è l’unica Luce, l’unico Amore. Lui solo è il Maestro insuperabile, incomparabile dell’umanità. Lui solo è necessario, anzi indispensabile. Lui è la Luce, ma c’è buio in tanti cuori.

     Tanti giovani e ragazze non lo conoscono o l’hanno dimenticato. Occorre che Lui torni a risplendere, a illuminare, ad ardere i cuori e il mondo. Le difficoltà sono molte. Il male sembra prevalere. La notte, in questo 2015, appare senza fine. Ma non aver paura, non temere!

     Gesù c’è ed è Luce che risplende. Gesù guida le anime finché l’alba torni a sorridere sul cammino degli uomini. Ci sono di queste anime, come raccolte in piccoli cenacoli di vita e di preghiera, che fanno risplendere Gesù e lo irradiano.

     Il compito che aspetta queste anime che Gesù riserva per sé, per farne i suoi apostoli, non ha confini. Comincia oggi e non finisce mai. È opera di luce e di gioia. Tra le tenebre si tratta di accendere la Luce. Si tratta di dare tutto.

     «Nessuno accende la lampada per metterla sotto il moggio – ripete Gesù – ma per metterla sul candelabro, perché illumini quelli che sono in casa» (Mt 5,15-16). E quelli che sono fuori casa, aggiungiamo noi.

     Lascia anche tu che Gesù accenda la tua lampada. Non tenerti la vita come dicono alcuni: “La vita è mia e ne faccio ciò che voglio”. Dona la tua vita a Cristo, a Lui solo. La tua vita, come lampada ardente, sia posta sul candelabro e diffonda nel mondo luce e ancora luce. La Luce di Gesù.  Gesù che è Luce, l’unica Luce. Gesù, la festa della Luce.

pubblicato sul n.5 del 2015

 

Il Francescanesimo delle origini nel carisma dei Francescani dell’Immacolata: continuità e sviluppo
copertina delle Conferenze di San Massimiliano
  • Apostolato in Inghilterra +

    Un Giorno con Maria, giornata di preghiera e spiritualità mariana, sabato 26 ottobre 2013, presso la Cattedrale di Westminster, Londra, Inghilterra. Animazione liturgica delle Suore Francescane dell’Immacolata.
  • Marcia per la vita +

    Intervista alle Suore Francescane dell’Immacolata alla terza marcia nazionale per la vita, 12 maggio 2013.
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    NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO

    20/12/2014

     

     

    ALLE VOCI  CHE PASSANO DEI MEDIA PREFERIAMO L’ASCOLTO ORANTE DEL VERBO DI DIO INCARNATO , UNICA PAROLA VERA ED ETERNA DEL PADRE

     

    In merito ad un articolo che ci riguarda, pubblicato sulla rivista “Rogate ergo” (n° 11/2014) – articolo di cui ci permettiamo di porre in dubbio la completa affidabilità – e ad altre notizie non corrette diffuse dai media sul conto del nostro Istituto

    PRECISIAMO CHE:

     

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Frasi dei Santi

«La perfezione consiste nell’amore di Dio, nell’unione con Lui, nella nostra divinizzazione. E l’amore si manifesta mediante l’attuazione della Volontà di Dio, che a noi si rivela per mezzo della volontà dei superiori, qualora questa non sia apertamente e con sicurezza contraria alla legge di Dio.»
S. Massimiliano M. Kolbe